Critica - marcello antonelli

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Critica


     

Prof. Franco Solmi

"Marcello Antonelli è un formidabile seduttore: seduttore nella pittura, ben s'intenda. Le sue doti tecniche sono, a dir poco, esaltanti. I suoi illusionismi trarrebbero in inganno il più scaltrito osservatore. Ancora una volta il riferi­mento a Dali è tutt'altro che inopportu­no. Solo che l'imprevedibile pittore ca­talano da troppi anni gioca con se stes­so, oltre che con gli altri, e il gioco è divenuto un fine. In Antonelli v'è, inve­ce, un'intatta carica d'entusiasmo. Que­sto entusiasmo gli infonde anche una forza dì redenzione: così il pittore s'i­dentifica col vero e segreto protagonista dell'arte sua. E quest'identificazione av­viene anche in virtù delle qualità estetiche del pittore. Le prime a prendersi in considerazione, trattandosi di un artista: ma le altre, quelle che ne conseguono, non sono meno pertinenti in quanto scaturiscono spontanee da un'osserva­zione non superficiale dei suoi quadri. Si è detto della sua tecnica eccezionale: ma quell'illusionismo che un tempo fu usato come puro e semplice "trompe-l’oeil”, che più tardi si esaurì nel vuotovirtuosismo degli accademici, che più volte fu coinvolto nel trucco di stupire  dissacrando, col mostrare cioé, sin per porre un nuovo ordine, e una nuova misura al suo fantastico "immaginare". Egli da sempre dipinge e incide per una sorta di meravigliosa dannazione che lo porta a costruire con straordinaria natu­ralezza le realtà immaginarie che son proprie dell'arte ......

    

... Al centro dello studio di Antonelli è l'uomo o, se vogliamo allargare il campo della ricerca, l'umanitá intera senza distinzione di razza né di civiltà. L'uo­mo è preso in quanto "uomo" con le sue aspirazioni che sono universali e sovra­stano i tempi e le culture. Ci si chiede, qui a New York, come mai la popolarità di Antonelli sia più vasta all'estero che nel proprio paese. Forse dipende dall' ar­tista non facile alle suggestioni della pubblicità, ritroso nei confronti deì gal­leristi, forse dalla necessità di evadere da una routine quotidiana, abbastanza monotona in un centro di provincia seppure ricca di espressioni di vita. Così Antonelli propone attorno al suo "uo­mo" un mondo suggestivo. E’ lui stesso che lo afferma: 'Attorno all'uomo creo un clima di speranza ...”

      B. Thomson
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il Resto del Carlino

Arte L'Oscar
del... colore

PESARO  «Marcello Antonelli è un formidabile seduttore: seduttore della pittura, s'intende. Le sue doti tecniche sono, a dir poco, esaltanti. I suoi illusionismi trarrebbero in inganno il più scaltro osservatore». Così il critico Franco Solmi ha definito Marcello Antonelli (foto),artista nato a Pesaro ma milanese d'adozione, che a poco più di mezzo secolo d'età, dopo sei lustri di successi artistici ed opere che figurano in musei e gallerie di 5 continenti, è tornato sotto i riflettori del grande Barnum-Artistico-mediatico. Il mago del colore è stato infatti chiamato a ritirare «L'oscar dell'arte 2001 », premio quadriennale per l'arte contemporanea, assegnato nel corso di una cerimonia che si è tenuta alcuni giorni fa a Montecarlo. Dopo una lunga serie di peregrinazioni artistiche che nell'ultimo decennio lo hanno portato ai quattro angoli del pianeta da Parigi a Madrid, da Stoccolma a Tenerife Antonelli sta anche progettando un ritorno artistico in patria in grande stile.

Sarà infatti tra i protagonisti, selezionati in 17 paesi, della prossima edizione della Biennale internazionale dell'arte contemporanea, il prossimo mese di dicembre a Firenze. «E' un periodo di grande fermento, ha detto Antonelli. L'arte contemporanea è ad un punto di svolta. Il tradizionale triangolo studio-galleria-museo sta mostrando segni di cedimento, mentre guadagnano spazio i nuovi mezzi di telecomunicazione». Aumenta però anche il rischio: come riconoscere l'arte da ciò che non lo è? «L'arte è qualcosa che non si comprende, la si sente e basta. Quella macchia di colore o quel segno da cui non riusciamo a distogliere gli occhi, è vera arte». Che ruolo ha il mercato? «Un ruolo importante: la figura del mecenate non esiste più, il gallerista può fare la fortuna o la disgrazia di un artista». Lei ha frequentato Fontana, Fiume, De Chirico: cosa ricorda di quel periodo? «Ho avuto la fortuna di conoscerli prima che diventassero dei mostri sacri. Fiume, ad esempio, per vent'anni ha insegnato ad Urbino. Fontana l' ho conosciuto a Milano dove era già osannato: lo convinsi ad esporre nella galleria che avevo aperto in via Gramsci 64. Ricordo che la gente entrava e davanti ai famosi tagli commentava: "Questo è un matto". Adesso non sarebbe cosi, la città è cambiata».

                                                                                                      Simona Spagnoli

 
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